L’angiografia coronarica (coronarografia) è una procedura diagnostica fondamentale utilizzata per visualizzare le arterie coronarie, i vasi sanguigni che forniscono sangue ossigenato al muscolo cardiaco.
Viene impiegata per valutare la presenza di restringimenti o ostruzioni nelle arterie coronarie, causati spesso da depositi di colesterolo (placche aterosclerotiche) che possono ridurre o bloccare il flusso sanguigno al cuore, aumentando il rischio di infarto o altre patologie cardiache.
Questo esame permette di ottenere immagini dettagliate del sistema vascolare cardiaco e di pianificare eventuali interventi terapeutici, come angioplastica o bypass.
L’angiografia coronarica viene eseguita in laboratorio di emodinamica, dove si utilizza un angiografo, un macchinario radiologico che consente di ottenere immagini in tempo reale delle arterie.
La procedura è considerata minimamente invasiva e viene solitamente eseguita in anestesia locale, con somministrazione di mezzo di contrasto.
L’angiografia coronarica viene generalmente eseguita quando vi è il sospetto di una malattia coronarica o per monitorare pazienti già diagnosticati.
Le principali indicazioni includono:
Prima di sottoporsi all’angiografia, il paziente deve seguire alcune indicazioni mediche.
Solitamente, è richiesto un digiuno di almeno 4-6 ore e, in alcuni casi, la sospensione temporanea di farmaci anticoagulanti o ipoglicemizzanti.
Inoltre, al paziente viene chiesto di informare il personale medico in caso di allergie, soprattutto se riguardano il mezzo di contrasto, poiché durante l’angiografia si utilizza tale liquido per rendere visibili le arterie coronarie ai raggi X.
La procedura solitamente viene eseguita tramite un accesso vascolare, con una puntura arteriosa a livello del polso (accesso radiale) o, solo se non percorribile tale opzione, a livello dell’inguine (accesso femorale), attraverso cui il cardiologo introduce un catetere all’interno dell’arteria.
Per quanto riguarda l’accesso vascolare, siamo stati tra i centri leader in Italia e nel mondo per l’implementazione dell’uso dell’accesso radiale non solo per le procedure diagnostiche ma anche per le angioplastiche coronariche più complesse come le angioplastiche su tronco comune non protetto e su occlusioni coronariche croniche totali. Attualmente, il 96% delle angioplastiche coronarie del nostro centro vengono effettuate per via radiale. Nel caso venga selezionato l’approccio femorale, siamo dotati di apparecchiature eco-color-Doppler che permettono non solo di identificare l’accesso alternativo migliore, ma anche di aiutare gli operatori nella facilitazione della puntura mediante l’approccio arterioso e venoso “eco-guidato”.
Successivamente, guidato con precisione grazie alle immagini radiologiche in tempo reale, il catetere viene portato fino all’origine delle arterie coronarie. A questo punto, si inietta il mezzo di contrasto attraverso il catetere, permettendo ai raggi X di visualizzare chiaramente il flusso sanguigno nelle arterie e di identificare eventuali restringimenti o blocchi.
Non sempre è possibile identificare il problema tramite le sole immagini generate dai raggi X e il mezzo di contrasto.
Per questo cerchiamo di offrire a ciascun paziente un iter personalizzato che permetta di definire non solo la necessità di una rivascolarizzazione ma anche, laddove possibile, la vera natura dei disturbi o dei risultati dei test che hanno portato alla coronarografia. Nei pazienti con stenosi coronariche di dubbia severità, procediamo sistematicamente a valutazioni funzionali (FFR, IFR etc.) o anatomiche (imaging intravascolare come IVUS ed OCT). Per quanto riguarda la definizione anatomica, abbiamo abbracciato da anni l’utilizzo della metodica ad alta risoluzione OCT e questo ci ha aiutato a capire meglio i meccanismi che portano i pazienti all’infarto. Nei casi in cui è sospettata un’alterazione funzionale del circolo coronarico, offriamo ai pazienti la possibilità di valutare la vosoreatttività mediante test farmacologici provocativi.
L’angiografia coronarica, o coronarografia, dura generalmente tra i 30 e i 60 minuti.
Dopo l’angiografia, il paziente viene trasferito in una sala di osservazione per il monitoraggio delle funzioni vitali e della zona di inserzione del catetere.
È normale che si richieda di rimanere a riposo per alcune ore per prevenire emorragie, soprattutto se il catetere è stato inserito a livello inguinale.
Dopo la procedura, i pazienti vengono solitamente dimessi il giorno seguente, e solo in caso la coronarografia venga seguita da angioplastica resta ricoverato per alcuni giorni per essere monitorato.
L’angiografia coronarica è una procedura sicura, ma, come ogni esame invasivo, comporta alcuni rischi.
Le complicanze sono rare, ma possono includere:
Il cateterismo cardiaco (destro e sinistro) è una procedura diagnostica invasiva che consente di misurare direttamente le pressioni all’interno delle camere cardiache, dei vasi polmonari, e dei vasi maggiori sistemici (aorta, vena cava); nonché di valutare l’ossigenazione del sangue nei vari distretti, ed il flusso ematico corporeo; al fine di analizzare eventuali anomalie strutturali o funzionali del cuore e della circolazione polmonare.
Il cateterismo destro, in particolare, permette di esplorare potenzialmente la vena cava (superiore ed inferiore), l’atrio destro, il ventricolo destro, l’arteria polmonare e la pressione capillare polmonare; mentre il cateterismo sinistro l’atrio sinistro, il ventricolo sinistro, e l’ aorta.
Il cateterismo cardiaco viene indicato in caso di:
La procedura viene eseguita in anestesia locale, con accesso venoso (per il cateterismo destro) e arterioso (per il cateterismo sinistro).
Gli accessi possono includere:
Mentre storicamente si ritiene standard l’accesso venoso femorale per il cateterismo destro, nel nostro centro promuoviamo l’accesso venoso tramite una vena dell’arto superiore (associato all’accesso arterioso radiale, “strategia braccio-braccio”). Questo approccio permette di eseguire l’esame con la stessa efficacia dell’accesso femorale, ma con notevoli benefici e minor rischi per il paziente. Infatti, esso:
Sucessivamente, attraverso cateteri sottili introdotti sotto guida fluoroscopica, vengono misurate le pressioni intracardiache, ed intravasali, prelevati campioni di sangue per l’ossimetria, e, se necessario, iniettato mezzo di contrasto per visualizzare camere e vasi.
La procedura dura circa 30–60 minuti. Dopo l’esame, il paziente viene monitorato per 4–6 ore, con controllo della sede di accesso e dei parametri vitali.
Le complicanze sono rare ma possono includere:
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